- Elena Principessa di Napoli

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La Scuola

LA NOSTRA STORIA

Il 20 gennaio 1872 fu inaugurata a Rieti, presso il Convitto San Benedetto, la Scuola Normale Femminile diretta da Suor Teresa Roselli, delle Maestre Pie Venerini, docente di lettere italiane. La delibera del Consiglio Provinciale dell’Umbria, dal quale dipendeva la nostra città, era datata 23 novembre 1869.


Al 30 aprile 1879 risale il passaggio dalla Provincia Umbra al Comune di Rieti con l’indispensabile beneplacito del Consiglio Provinciale Scolastico. Il costo annuo per la gestione della scuola era di 7.000 lire, 2.000 delle quali tratte dai beni ex gesuitici della Provincia. Per il grande impegno di Suor Teresa la scuola passò parificata con decreto ministeriale del 2 maggio 1886 per il grado inferiore e il 16 dicembre 1894, per quello superiore.


Il 22 maggio 1898 la solerte direttrice otteneva che la scuola fosse intitolata ad Elena Principessa di Napoli. Iniziavano così le pratiche per la regificazione, con il decreto del 27 settembre 1913 la pratica burocratica si concludeva.


Dal 1909 era divenuto direttore il prof. Costanzi, che ricopriva anche la carica di Assessore comunale alla Pubblica Istruzione. Per due anni svolse questo incarico senza alcuna retribuzione, come ricordano le cronache del tempo. Suo successore fu il prof. Arnaldo Bianchini, in carica
fino alla regificazione.


Il 6 maggio 1923 la Scuola normale fu trasformata, per decreto, in Regio Istituto Magistrale. Era Preside il prof. Sestilio Montanelli. La sede che oggi ospita l’Istituto Magistrale venne inaugurata, con una solenne cerimonia alla quale partecipò il capo del Governo Mussolini e il Ministro della Pubblica Istruzione Federzoni, il 13 giugno 1926.


FOTO D'EPOCA
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IL NOSTRO NOME: “ELENA PRINCIPESSA DI NAPOLI”

Elena Petrovic Njegoš na Njegoš nacque a Cettigne l’8 gennaio 1873 da Nicola I Petrovic Njegoš e da Milena Vukotic sovrani del Montenegro. Questi regnanti avevano stretti rapporti con lo zar Alessandro II Romanov, che fu il padrino di Elena. A dodici anni la giovane fu inserita nel prestigioso istituto Smol’nyj di San Pietroburgo, fondato da Caterina II, scuola per eccellenza della nobiltà.

La bellezza della giovane fu causa di un duello e il richiamo in Montenegro ne fu la conseguenza nel 1890. In Italia in quegli stessi anni Francesco Crispi, Presidente del Consiglio, si dava pensiero per le prospettive matrimoniali dell’erede al trono Vittorio Emanuele. Decise dunque di passare in rassegna le giovani nobildonne europee in odore di matrimonio.

Lo storico Romano ricorda che Crispi stesso “aveva raccolto in un album i ritratti delle maggiori principesse europee e li aveva mandati al giovane Vittorio Emanuele, aggiungendo che di tutte la più adatta, secondo lui, era quella del Montenegro”. Si pensa anche, con fondamento, che la scelta fosse motivata anche da motivi eugenetici. E in questo, come ben ricorda G. Sircana, nella voce del Dizionario biografico degli Italiani, si faceva anche riferimento a quanto Farini diceva nel suo Diario di fine secolo, quando affermava perentoriamente che per il re “ci vuole una bella donna, bruna, forte, per rinvigorire la razza e la montenegrina lo è”. E’ chiaro che in Crispi c’erano anche intenti politici in prospettiva antiaustriaca sulla regione balcanica.

I due giovani si incontrano dietro abili regie diplomatiche: a Venezia nel 1895, al Teatro “La Fenice” complici il re Umberto, la regina Margherita e la madre di Elena Milena di Montenegro; l’anno dopo a Mosca per l’incoronazione dello Zar Nicola II. L’ambasciatore a Vienna Costantino Nigra risolse ciò che si poteva frapporre alle nozze: il problema religioso, la giovane era infatti ortodossa. Ma Elena, prima di sposarsi, il 21 ottobre 1896 nella chiesa di San Nicola di Bari, dopo l’abiura compì l’atto di conversione al cattolicesimo. Tre giorni dopo il matrimonio si celebrò a Roma, prima nel palazzo del Quirinale e poi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli: la regina sfoggiava nella sua statuaria bellezza (era alta un metro e ottanta) un velo intessuto di fili d’argento.


Il 29 luglio del 1900 l’assassinio di Umberto I porta al regno Vittorio Emanuele III e sua moglie Elena diviene regina d’Italia. Non si interessò mai direttamente di politica, volle rimanere in una posizione discreta e riservata. Ricca di un bagaglio culturale fortemente rilevante, ebbe un ruolo collaborativo con il consorte per quanto concerne le lingue, conosceva infatti oltre al serbo e all’italiano, il russo e il greco. Ebbe cinque figli: Iolanda, Margherita, Mafalda, Umberto, Giovanna e Maria Francesca.


Di lei si ricordano soprattutto iniziative in campo assistenziale, a cominciare dalla sua presenza in mezzo ai terremotati di Messina e Reggio Calabria nel 1908. In questa circostanza, rientrata a Roma allestì nel palazzo del Quirinale un laboratorio per il confezionamento di indumenti. Nel luglio 1915 il Quirinale divenne un ospedale territoriale di 250 letti per i feriti della prima guerra mondiale. Ed ella stessa si prodigò ad intraprendere iniziative per i mutilati e per le famiglie dei caduti. Il 1° febbraio del 1937 Pio IX le concesse l’onorificenza della Rosa d’oro per “le virtù domestiche e pubbliche e le fulgide doti di mente e di cuore”.

Nel novembre del 1939 aveva preparato una lettera per le sovrane del Belgio, Olanda, Danimarca, Lussemburgo, Iugoslavia e Bulgaria per la sospensione delle ostilità e per una pace duratura. Mussolini però non ritenne opportuno che la lettera partisse. Dopo l’8 settembre 1943, insieme agli altri membri della famiglia si trasferì prima a Brindisi, poi a Ravello e infine a Napoli. Il dramma della famiglia raggiunse l’apice quando si seppe che la figlia Mafalda, fatta prigioniera dai tedeschi, era morta nel campo di concentramento di Buchenwald. Il 9 maggio 1946, Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto. La ex regina si trasferì con il marito ad Alessandria, in Egitto, ospiti di re Faruk.  Il 28 dicembre del 1947 morì Vittorio Emanuele. Nel 1950, gravemente malata si trasferì in Francia a Montpellier, dove morì il 28 novembre 1952.


 
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